Musso, Cremia
L’abitato di Musso è sovrastato dalle grandi cave di marmo, aperte nel Sasso di Musso che, fin dai tempi più antichi, hanno fornito marmi ad edifici e monumenti nella zona lariana (Duomo di Como) e lombarda (Arco della Pace e Monumento ai Caduti di Milano). È caratterizzato dalle antiche case che costeggiano la Strada Regina e dai bassi portici sul lago presso la piazzetta del molo. Nel 500 fu sede del castello del Medeghino, al secolo Gian Giacomo de Medici, avventuriero e pirata.
Le frazioni si estendono invece a quote più alte, lungo le pendici del Monte Bregagno.
Il paese di Cremia è caratterizzato da insediamenti sparsi, costituito da piccole frazioni situate tutte sulle pendici del monte Bregagne alla medesima quota forse perché, ancor prima del medioevo, la principale via di comunicazione correva proprio a quell’altezza.
Tra vigneti e boschi di castagni presenta una notevole varietà di paesaggi e ambienti naturali; attraverso le vallate scavate dai torrenti e lungo i pendii, questo territorio offre molti percorsi per gli escursionisti e gli amanti della natura.
Chiesa San Biagio - Musso
È la piccola parrocchiale a tre navate che venne eretta nel tardo 300 dov’era preesistente una chiesa romanica dedicata a San Nazaro, di cui rimane la parte estrema absidale, ampliata e restaurata nel 1507.
Vi furono aggiunti le volte a crocera delle navate laterali, il portale centrale, gli affreschi a finto bugnato della facciata, il portichetto sul fianco con stemmi e lastre tombali (XV secolo), il campanile eretto nel 1731 e un minuscolo piazzale con vasca battesimale romanica in marmo, trasformata in fontana.
Chiesa Sant'Eufemia - Musso
Spicca sul ciglione del Sasso e per il suo colore bianco è visibile da molto lontano. Le sue origini, come narra la leggenda, si devono ad una donna di Sueglio che fu esiliata perché mal vista dai suoi compaesani. A dimostrazione della sua non comune fede riuscì ad attraversare il lago senza affanno, tagliando le acque con una sega da falegname. Giunta sulla rupe di Musso potendo scegliere si dedicò all'eremitaggio. Con opere di bene acquistò la fiducia di quelli di Musso che alla sua morte decisero di erigerle una chiesa.
L’edificio attuale venne ricostruito nel 1662, ma segue quello ben più antico che sorgeva all’interno della grande fortezza di Musso
Il Castello di Musso
Del castello sono ancora visibili i ruderi arroccati sul suo Sasso, posseduto nel Trecento dai Malacrida, legata al ducato di Milano, nel 1508 lo cedette a Gian Giacomo Trivulzio, che fortificò la rocca ed ebbe il diritto di coniare moneta in loco, erigendo anche un nuovo castello. Dal 1522 al 1532, il castello venne occupato da Gian Giacomo de’Medici, popolarmente detto il Medeghino, leggendaria figura di -pirata, re, brigante, traditore, ribelle, assassino, eroe-, fratello di Pio IV, che lo fortificò ulteriormente aggiungendo un altro mastio. Da qui poteva controllare ogni accesso, ogni transito, poteva esigere passaggi, lanciarsi in audaci assalti. Per circa un decennio tenne in scacco quasi tutte le terre del lago che divenne, con parte della Brianza, suo possesso personale, sinché Francesco II Sforza, gli Svizzeri e i Grigioni rasero al suolo il maniero e cacciarono il feroce avventuriero che ebbe in premio, in vita, il feudo di Marignano e, dopo la sua morte, avvenuta nel 1555, una splendida tomba realizzata dallo scultore menaggino Leone Leoni nel Duomo di Milano, fra martiri e santi.
La fortezza era protetta da una doppia linea di bastioni ed inoltre, fra il castello e la montagna era scavato un fossato seminato di pali appuntiti e lame taglienti. Visi poteva accedere da una fessura sotterranea, da un camminamento collegato a Musso e da una strada proveniente da Dongo, necessaria per il trasporto delle artiglierie.
Chiesa di San Vito - frazione San Vito
Sorse romanica ma fu poi ristrutturata. Conserva, del primo edificio, un tratto di parete in vivo ad archetti e lesene ed il campanile pendente eretto nella prima metà del XI secolo. Un secondo campanile, coronato da cupola e da lanterna, fu costruito il secolo seguente. Nell’interno, a tre navate ad archi acuti e volta a crocera con cordonature del Quattrocento, spiccano una Madonna attribuita al Bergognone, una tavola firmata da Pietro Martire della Torre di Rezzonico, un affresco dell'ultimo Quattrocento e un tabernacolo in legno dorato.
Chiesa di San Michele - frazione Vignola
Possiede un dipinto di notevole importanza, è una pala d'altare raffigurante San Michele Arcangelo che schiaccia il drago. Non si tratta di un'opera memorabile ma fu eseguita con maestria da Domenico Brusasorsi seguace del Veronese.
Conserva un polittico del Borgognone databile fine Quattrocento: si riconoscono senza difficoltà i Santi che nel registro basso sono sofferenti, si tratta di San Sebastiano e San Rocco; più faticoso è invece individuare e riconoscere i Santi sul registro alto, ovvero San Gerolamo, con la tunica rossa, e San Domenico nel generoso atto di offrire una chiesa. Troviamo inoltre, nella seconda cappella a destra, -la consegna delle chiavi a S. Pietro- opera dei fratelli Campi, sopra l’altare maggiore la pala affrescata da Paolo Caliari, rappresentante l’Arcangelo Gabriele che afferra con una mano le corna di Lucifero e con l’altra tiene una bilancia per pesare gli angeli ribelli.

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